San Paolo Apostolo Patrono di Palazzolo Acreide (SR)

Rassegna stampa

Foto

comune.palazzoloacreide.gov.it

Palazzolo Acreide (abitanti 9204, 670 m.s.l.m.) si trova in provincia di Siracusa, un luogo al centro di numerosi itinerari turistici della Sicilia Sud-orientale; quindi, a ragione, possiamo considerarlo come una base privilegiata per i turisti che intendono visitare le zone circostanti.

Il paese è a forma triangolare con accessi principali agli angoli.

Dista 45 km da Siracusa e fa parte del comprensorio degli Iblei.

cenni storici

Nel 664 a. C., sulla collina detta Acremonte, che separa le valli dell'Anapo e del Tellaro, i Siracusani fondarono Akrai. Molte sono le citazioni d'antichi storici e scrittori, che fanno riferimento al ruolo di Akrai in importanti avvenimenti della storia siciliana. Tale luogo prima ancora di essere apprezzato dai siracusani fu scelto dai Siculi che vi innalzarono un proprio villaggio intorno al XII sec.

Numerose furono le dominazioni che si avvicendarono nel corso dei secoli: romana, bizantina, araba, normanna. Da qui le varie denominazioni date alla città: Akrai, Acre, Balansùl, Placeolum o Palatioli ed infine Palazzolo a cui, nel 1862, fu aggiunto il patronimico di Acreide.

Distrutta dal terremoto del 1693 rinacque la Palazzolo settecentesca. Nella Piazza del Popolo si innalza imponente la Chiesa di S. Sebastiano con la sua scenografica gradinata. L'interno è a tre navate, con pregevoli stucchi risalenti al 1783 e numerosi quadri tra cui quello di S. Margherita da Cortona, opera di Vito D'Anna.

Chiesa di San Sebastiano - Facciata e navata centrale

villa comunale

Di architettura settecentesca è il Palazzo Municipale sorto sul sito che fu del Monastero Benedettino.

Sul vasto piazzale Marconi si trova la Villa Comunale, voluta e realizzata dai baroni Judica e Messina, e caratterizzata da quattro spaziosi lunghi viali e da secolari alberi ornamentali, di cui alcuni assai rari.

palazzo municipale

La Chiesa del Convento è di costruzione recente, annesso alla chiesa è il Convento dei Padri Cappuccini.

Chiesa del Convento dei Cappuccini e San Francesco

La Chiesa di S. Antonio Abate progettata inizialmente a tre navate a croce latina, non è mai stata completata. Il culto preminente è verso la Madonna Addolorata.

Facciata della Chiesa di S. Antonio e interno

La Chiesa di S. Nicolò è la Chiesa Madre, è a croce latina con cupola nel transetto, l'interno è a tre navate e la trabeazione del cornicione presenta una ricca decorazione barocca. La facciata, rifatta nel 1893, presenta qualche motivo architettonico classicheggiante.

Facciata della Chiesa Madre e Il martirio di

Sant'Ippolito di Pietro Novelli

La Chiesa dell'Annunziata è la più antica di Palazzolo A. Ricostruita dopo il terremoto, ebbe un'impostazione più maestosa, a tre navate. Tre sono i capolavori d'indiscusso pregio artistico: l'altare di marmo intarsiato con marmi di diversi colori, rappresentanti l'allegoria della primavera; il portale della facciata risalente al '700 è di intonazione barocca e spagnoleggiante; il quadro dell'Annunciazione di Antonello da Messina, oggi esposto al Museo Bellomo di Siracusa.

Facciata della Chiesa dell'Annunziata  e l'Annunciazione di Antonello da Messina (foto L. Rubino)

La Chiesa di S. Michele, semplice nel suo insieme, presenta all'interno colonne in stile corinzio. La facciata è movimentata da un portale centrale con colonne anch'esse corinzie.

Facciata della Chiesa di San Michele

La Chiesa dell'Immacolata ad una navata, è semplice nella sua struttura. All'interno si può ammirare la pregevole statua della "Madonna col Bambino" di Francesco Laurana.

Facciata della Chiesa dell'Immacolata

Madonna col Bambino

(Francesco Laurana 1471/72)

La Casa-museo di Antonino Uccello si trova nei locali a pianterreno (dammusa) di un antico palazzo baronale in Via Machiavelli, risalente al '700. La grande dedizione e passione per le tradizioni popolari di A. Uccello ci ha lasciato testimonianze etno-antropologiche di notevole interesse.

Atrio della Casa-museo di Antonino Uccello

e Casa ri stari (foto N. Privitera)

archeologia

All'interno del parco archeologico, dominante la valle dell'Anapo si trova il Teatro Greco. La sua scoperta si deve al barone Gabriele Judica, nel 1824. Uomo di cultura, amante dell'antico, studiò e salvaguardò i beni archeologici per le generazioni future. La sua costruzione si fa risalire intorno al II sec. a.C. durante il regno di Ierone II.

Una stretta galleria dà la possibilità di collegare la cava del teatro al Bouleuterion. Questo edificio di modeste dimensioni era un luogo di raduno per le assemblee del senato acrense. A ridosso del teatro si trovano i resti del Tempio di Afrodite. A Sud-Est le latomie dette dell'Intagliata e dell'Intagliatella, usate inizialmente come cave di pietra per la costruzione dell'antica Akrai, in seguito divennero luoghi di sepoltura. Sul pendio della città antica sorgono altre latomie conosciute come Templi ferali, luoghi di venerazione. Ai piedi del colle una serie di bassorilievi scolpiti nel calcare documenta il culto degli acrensi nei confronti della dea Cibele o Magna Mater, riconoscibile per il timpano, il Modio e i leoni. I rilievi risalenti alla metà del III sec. a.C. scoperti anch'essi dal barone Judica (nel 1809)), sono 12 e nel gergo locale vengono denominati "Santoni". Scolpiti su una parete che si estende per circa 30 metri, sono di fattura rozza ma testimoni di valore storico e religioso. La necropoli della pineta occupa la sommità pianeggiante di detta contrada, ed è visibile dalla strada panoramica.

area naturalistica

Incastonate fra i monti iblei si inseriscono la Valle dell'Anapo e Pantalica, oasi naturalistiche di rara bellezza.

La Valle dell'Anapo, attraversata dall'omonimo fiume, costituisce una delle più elevate sintesi dei valori ambientali, paesaggistici, archeologici e culturali. In quest'area, dove è ricchissima e variegata la flora e la fauna, sorge Pantalica (dall'arabo buntarigah = grotta), la più grande necropoli del

Mediterraneo con le sue 5.000 tombe a grotticelle artificiali, sede, per alcuni studiosi, dell'antica Hybla dei siculi. La scoperta di tale area è dovuta all'appassionato lavoro di ricerca svolto da Paolo Orsi e successivamente da Bernabò Brea, due tra i più insigni maestri dell'archeologia mondiale. Per il suo posizionamento, la veduta della necropoli, delimitata dalle due grandi cave lungo le quali scorrono i fiumi Anapo e Calcinara, risulta di estrema suggestione. Di particolare rilievo è l'Anaktoron (=palazzo del principe) risalente al XII sec. a.C.. La città, dopo la dominazione greca e romana, ebbe nuova vitalità in epoca bizantina. Il successivo avvento arabo segnerà la fine di Pantalica.

 

Due ulteriori vicine aree naturalistiche di grande pregio sono la riserva di Vendicari, vicino Noto, e Cava Grande di Cassibile, vicino Avola, quest'ultima con i suoi suggestivi laghetti naturali.